Ho iniziato ad arrampicare quasi per caso.

Anzi il caso ha voluto che un’infiammazione al nervo sciatico che non mi consentiva di correre e pedalare, mi ha portato ad incontrare degli amici che si dilettavano su di un masso.

Il giorno seguente ho acquistato tutto il necessario e da allora non ho più smesso di muovermi in verticale.

Già nell’anno seguente sono passato dalla scalata in falesia alle montagne, scoprendo nuovi terreni d’avventura e nuovi amici con i quali condividere gioie e dolori.

Così, seguendo l’andamento delle stagioni non mi sono più fermato: arrampicata in primavera e autunno, alta quota in estate, sci e ghiaccio in inverno, scorazzando in lungo e in largo sull’arco alpino.

 

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Lunghe salite a 4000 mt sui fianchi delle cime del Rosa, e intense scalate sul granito del Monte Bianco;

intere giornate su pareti assolate in Verdon così come in Dolomiti;

dall’alba a notte su gelide colate di ghiaccio delle gole di Gondo;

e poi ancora con gli sci nella polvere lungo i ghiacciai o in mezzo ai boschi di larici.

Esperienza dopo esperienza, si è fatta strada la voglia di trasformare questa passione che già era totalizzante, in uno stile di vita ed in un lavoro.
Ed è così che nel 2003 ho partecipato alla selezione per accedere al corso di Guida Alpina e dal 2005 esercito questa professione prima come aspirante poi come Guida.

La passione e gli stimoli sono sempre gli stessi di venti anni fa: inseguendo itinerari, salite e vie che smuovano i sensi.

Sempre alla ricerca di luoghi remoti, dove l’isolamento, la bellezza dell’ambiente così come l’estetica dell'itinerario, garantiscano un’esperienza unica.

Non è così importante che la cima sia famosa o che sia una vetta di 4000 mt, l’importante è che la via di salita sia bella, logica, facile o difficile dipende in sostanza solo da noi.
E’ più importante che la salita dia emozioni positive, bisogna far fatica ma non troppa, l’adrenalina scorre ma non è mai paura, la cima ci regala sorrisi e voglia di abbracciarsi , un bivacco forzato è un’occasione per parlare, guardare le stelle e guardarsi dentro.

In montagna non si corre, si cammina e si osserva; non si raggiungono le cime a suon di record tanto ci saranno sempre mete più lontane più alte e più difficili. Quando si sta bene si va veloci altre volte bisogna capire e saper tornare indietro.

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Non chiedermi quanto tempo ci ho messo per arrivare in vetta, chiedimi come sono stato;
non chiedermi che grado era, chiedimi invece com’era la scalata, se i gesti fluivano e che immagini mi sono rimastre negli occhi.

Paolo Pettinaroli