ALTITUDINE

Ogni giorno, prima che il sole sorga, da ogni rifugio, bivacco o antro naturale disseminato lungo le Alpi, le cordate escono e si allungano sui ghiacciai e sulle rocce.

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Come formiche da un formicaio o api da un alveacordatare, si muovono, in ogni direzione, con velocità diverse e senza un apparente ordine. Ma ogni cordata, così come ogni formica o ape, sa esattamente dove andrà a finire e cosa dovrà affrontare. Rimane da sapere come ci andrà, come sarà la strada, quanto ci vorrà e infine se tornerà. Insomma delle incognite, finalmente delle incognite. Dubbi, pezzi di strada sconosciuti : finalmente. Certo che nella vita di tutti i giorni ci sono dubbi, incertezze; ma nascono dal “troppo pensare” dalla routine. Tra i monti è molto più semplice: da un lato c’è la natura con tutta la sua maestosità dall’altra ci siamo noi e basta. Noi le nostre ambizioni e emozioni i nostri muscoli e polmoni. E’ tutto ridotto ad un semplice confronto: salgo- non salgo; vado avanti o torno indietro.

 

E così ogni mattina mi lego con naso1delle persone, anime vive e pulsanti, spesso con occhi spaventati e l’adrenalina che spinge a volte con la paura che blocca le gambe a annebbia i pensieri. Poi si parte, la fatica obbliga a concentrarsi su ogni singolo passo, l’altitudine accorcia il respiro, il freddo ti fa stringere tra le spalle e appoggiare il mento sul petto nella speranza che il vento non entri nella giacca …. ci si dimentica così di tutto l’inutile e si sale un passo per volta, una presa per volta, con i pensieri tutti concentrati li: ad eseguire un movimento dopo l’altro.

 

 

Il sole sorge, l’aria si scalda, le linee all’orizzonte scappano verso il basso e la prospettiva si riempie sempre più di cielo e sempre meno di terra. La cima è li davanti . Esito un momento, qualche attimo prima di fare l’ultimo passo perché il sogno sta per finire. Poi su, sulla vetta, la corda che si accorcia e siamo tutti su. La gioia scoppia dentro il cuore, non so, una cosa tipo Tardelli nell’82 ai mondiali, certo qui non ci sono 40000 spettatori che applaudono ma ci siamo solo noi e 4000 mt. Sotto di noi.

 

Poi si torna, corda ben tesa in discesa, si avrebbe voglia di sedersi ed aspettare il tramonto ma bisogna tornare. Ancora un po’ di attenzione perché la maggior parte degli incidenti succedono in discesa e poi il meritato riposo. Solo alla fine si prende coscienza di ciò che è accaduto veramente e a quel punto, passata la fatica, non vedi l’ora di ricominciare.

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